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Cyber security e Data Center

Web tax, Google e Tim-Vivendi. I dossier aperti di ‘lady Antitrust’

Ha 49 anni ed è la ‘lady di ferro’ della Commissione europea. Per capirci è la donna che incute più paura ai giganti del web. Le casse di Google, per esempio, conoscono bene gli effetti delle sanzioni inflitte dall’Antitrust Ue guidato da Margrethe Vestager. Con il suo ok definitivo è stata decisa, a giugno scorso, la maximulta di 2,4 miliardi di euro, la più alta mai comminata dalla Ue, nei confronti di Big G “per abuso di posizione dominante nel campo dei motori di ricerca, dando un vantaggio competitivo illegale al suo servizio di comparazione degli acquisti Google Shopping ai danni dei concorrenti, penalizzati nei risultati del motore”. Al forum Ambrosetti, che si è concluso ieri a Cernobbio, Vestager è tornata a parlare della vicenda: “Se i rimedi che Google ha ci presentato con una lettera continuano sfavorire i concorrenti nelle ricerche per lo shopping online apriremo un’altra indagine”. Col risultato che, se il colosso del web fosse colto ancora a violare le regole per la concorrenza, “ci sarà una multa quotidiana, che partirà dal giorno in cui abbiamo aperto la nuova inchiesta”.

Web tax subito in Ue 

Un potere che non ha Vestager è quello legislativo per questo motivo sul tema della web tax invita gli Stati membri “ad adottare subito la normativa sulla base comune per la tassazione societaria”. Per lei il concetto è semplice: “i giganti del web devono pagare le tasse, cosa che non succede sempre”. “Questo cambierebbe le regole del gioco”, ha affermato la Commissaria all’Antitrust, che ha aggiunto: “Le piccole aziende attive in pochi Stati pagherebbero meno, perché il sistema sarebbe facile. Mentre sarebbe più difficile per le multinazionali aggirare il Fisco saltando da uno stato all’altro. Il provvedimento è pronto per essere votato. Bisognerebbe farlo subito”. Ricordiamo che, al momento, in Ue i Paesi si sono mossi a macchia di leopardo. In Italia è in vigore, dal 24 giugno scorso, la ‘web tax transitoria’, introdotta con un emendamento di Francesco Boccia (PD): permette accordi tra Fisco e colossi del web. Oltre al nostro Parlamento si è mosso anche il il Regno Unito, dove dal 2015 è in vigore la “Google tax” che prevede la tassazione del 25% sugli affari superiori a 10 milioni.

 

A che punto è il caso Google- Android?

Margrethe Vestager sembra avere un chiodo fisso, tenero sott’occhio le aziende della Silicon Valley che operano nei 28 Paesi dell’Unione. La lente d’ingrandimento su Google è utilizzata anche per un’altra indagine in corso: l’Antitrust Ue sta indagando per capire se Google abbia penalizzato i produttori di smartphone che utilizzano il suo sistema operativo Android. E il Playstore con condizioni capestro. Infatti la Commissaria ha detto: “È e resta, una priorità, perché l’infrazione potenziale è ancora in corso. Abbiamo il sospetto che Google usi Android per consolidare la sua posizione dominante anche sui servizi per la telefonia mobile. Non è un dossier su Android, che è un sistema molto buono. Il problema è che si tende a pensare che sia una applicazione Open Source, mentre realtà è molto difficile utilizzarlo in modo diverso da quello impostato da Google, difficile usarlo senza passare per Playstore”..  

 

Anche Apple la teme…

Anche Apple teme le decisioni prese dall’Authority europea guidata dalla commissaria danese. Ad agosto scorso Vestager ha scritto in un tweet: “Apple dovrà restituire 13 miliardi di euro di tasse non pagate per il periodo dal 2003 al 2014, pari al 27% dei profitti realizzati dal gruppo nello scorso anno e a 15 milioni di iPhone 6S venduti”. Perché? “Gli accordi tra Apple e l’Irlanda sono aiuti di Stato illegali”, così aveva annunciato il provvedimento nei confronti del colosso americano, che ha presentato appello alla sentenza. Non più tardi dello scorso 18 maggio, l’Antitrust Ue aveva multato anche Facebook per aver fornito informazioni non corrette e fuorvianti alla Commissione durante la revisione preliminare sui profili di concorrenza, per il via libera all’acquisizione da 19 miliardi di dollari di WhatsApp che risale al 2014.

 

“Tim-Vivendi? La seguo da vicino”

L’Antitrust europeo tiene alta l’attenzione anche su Vivendi e Tim. “Naturalmente stiamo seguendo la situazione molto da vicino, ma quello che per noi è importante è la concorrenza sul mercato italiano, perché vogliamo che i consumatori italiani possano scegliere, prezzi sostenibili sono essenziali sia per le società che per i consumatori”, ha detto il commissario alla concorrenza Margrethe Vestager al Forum Ambrosetti.
“Quello che guardiamo quando facciamo questo genere di valutazioni”, ha spiegatola Commissaria all’Antitrust, “è chi esercita il controllo, se è un merger di fatto anche se non sembra, perché questo riguarda come funziona la concorrenza sul mercato”.

 

Dal 2016 grazie all’Antitrust Ue i consumatori hanno risparmiato 30 milioni

Per capire l’importanza del lavoro svolto da Margrethe Vestager e dall’Antitrust Ue che guida, basta leggere questo dato fornito dalla stessa Commissaria: “La concorrenza riduce i costi per le imprese: nel 2016 le decisioni dell’Antitrust europeo su cartelli e fusioni hanno fatto risparmiare i consumatori, tra i quali ci sono anche le imprese, circa 30 miliardi di euro”.

Continua così. Buon lavoro ‘lady di ferro’.

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