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Corea del nord, Caso Maldonado in Argentina, Indipendenza Catalogna, Brexit, Elezioni in Germania

Corea del Nord, avvertimento del segretario alla Difesa Usa Mattis: “numerose opzioni militari”

04 set 11:06 – (Agenzia Nova) – Il test di una bomba all’idrogeno da parte del regime nordcoreano, lo scorso fine settimana, e la dura reazione di Washington dominano le prime pagine dei principali quotidiani statunitensi. Il segretario della Difesa Usa, Jim Mattis, ha inviato ieri un duro avvertimento a Pyongyang: “Disponiamo di numerose opzioni militari, e il presidente ha chiesto che gli vengano tutte illustrate”, ha spiegato Mattis nel corso di una conferenza stampa congiunta con il capo dello stato maggiore statunitense, il generale Joseph Dunford. Mattis ha avvertito che gli Stati Uniti risponderebbero a un attacco contro i loro principali alleati nella regione dell’Asia Orientale, Giappone e Corea del Sud, scatenando “una risposta militare efficace e schiacciante”. Il segretario ha esortato la Corea del Nord ad adottare una condotta piu’ ragionevole a seguito della riunione di emergenza del Consiglio di sicurezza Onu in programma per oggi. “Non puntiamo all’annientamento completo della Corea del Nord, ma come ho detto, disponiamo di numerose opzioni in tal senso”, ha minacciato Mattis. Il presidente Usa, Donald Trump, aveva reagito poche ore prima al test nucleare nordcoreano definendo Pyongyang “uno stato canaglia”, e riservando critiche alla Cina, principale alleato del regime nordcoreano, e persino alla Corea del Sud, il cui presidente socialista neoeletto, Moon Jae-in, sostiene l’esigenza di arginare la crisi puntando sul dialogo. “La Corea del Sud sta scoprendo, come le ho detto, che il suo parlare di pacificazione con la Corea del Nord non sta funzionando. Quelli capiscono una cosa sola”, ha scritto Trump sul proprio profilo Twitter, innescando immediate critiche da parte della stampa Usa, che lo hanno accusato di attaccare gli alleati regionali anziche’ ergersi al loro fianco. Il test effettuato dalla Corea del Nord – il sesto e piu’ potente mai intrapreso da Pyongyang – ha innescato domenica una scossa sismica di magnitudo 6,3. Stando agli analisti di Seul, l’ordigno testato dal regime di Kim Jong Un e’ cinque volte piu’ potente di quello sganciato su Nagasaki al termine della Seconda guerra mondiale. Gli analisti Usa, sottolinea il “New York Times”, sono preoccupati per l’inattesa accelerazione dei programmi balistico e nucleare nordcoreani, la cui natura non appare piu’ esclusivamente difensiva.

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Argentina, il caso Maldonado surriscalda l’agenda politica nazionale

04 set 11:06 – (Agenzia Nova) – Tornano in liberta’ quasi tutti i 31 manifestanti arrestati venerdi’ sera al termine del corteo indetto a Buenos Aries Aires per denunciare la scomparsa di Santiago Maldonado, attivista dei diritti umani di cui non si hanno notizie da circa un mese. L’intera vicenda impegna da settimane la stampa argentina e surriscalda l’agenda politica del paese che a breve si rechera’ alle urne per un rinnovo parziale del Parlamento. Il corteo si era svolto senza particolari incidenti fino al momento in cui forze di sicurezza e un gruppo ridotto di partecipanti non hanno alzato il livello dello scontro. Maldonado, 28 anni, si trovava a manifestare assieme a un gruppo di indigeni mapuches impegnati a contestare alla Benetton la proprieta’ di alcune terre nella Patagonia. Il paese e’ diviso tra chi e’ convinto che la polizia, accorsa sul posto per contrastare la manifestazione, abbia ucciso l’attivista facendo scomparire il cadavere nelle profondita’ della Patagonia. E tra chi – governo nazionale in testa – si impegna a trovare spiegazioni alternative: si parla di una sua fuga in Cile o della sua morte avvenuta prima dello scontro con le forze di sicurezza. “Nel paese dei desaparecidos e della agitazione permanente, soprattutto sui temi dei diritti umani”, scrive il quotidiano spagnolo “El Pais”, la vicenda diventa “un tema molto sensibile che preoccupa piu’ di ogni altro”. D’altro canto, prosegue la testata avvertendo delle ripercussioni politiche che puo’ avere il caso, “l’Argentina ha cinque canali di notizie 24 ore e tutto si produce in diretta. In un paese in cui il tema diritti umani e’ estremamente sensibile, cio’ che qualsiasi governante teme e’ che un intervento della polizia si chiuda con un morto. Storicamente questo tipo di situazioni hanno messo a rischio la stabilita’ dei governi. Il momento peggiore si e’ vissuto nel 2001, quando il presidente Fernando de la Rua fuggi dalla ‘Casa Rosada’ in elicottero dopo che una durissima giornata di repressione si era conclusa con la morte di 38 persone”. La manifestazione di venerdi’ contava sulla partecipazione e l’appoggio di buona parte del peronismo, l’ampia famiglia politica argentina di cui fa parte anche l’ex presidente Cristina Kirchner. Candidata a un posto da senatrice nelle elezioni di ottobre, la “Presidenta” ha cavalcato la vicenda accusando – da ultimo – anche la gestione mediatica degli scontri con cui si e’ chiusa la manifestazione di venerdi’. “Un’altra volta in orario televisivo e in prime time”, ha scritto Kirchner in uno dei tanti interventi su twitter citati da “Clarin”. “Questa volta poliziotti travestiti in borghese travestiti da manifestanti hanno dato il via a una caccia di persone e giornalisti. La democrazia degradata e messa al servizio di uno spot televisivo”, accusa l’ex capo di Stato. Il quotidiano argentino “La Nacion” si sofferma sulla scommessa politica che l’ex presidente Cristina Kirchner fa sul caso: “Stanca di essere identificata come ‘il passato’ dal governo, ha ritirato fuori la vecchia tesi” che ritrae l’attuale capo di Stato Maricio Macri “come una reminiscenza della dittatura militare”.

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Usa, la stagnazione dei salari alimenta il fuoco delle tensioni politiche

04 set 11:06 – (Agenzia Nova) – La Festa del lavoro (“Labor Day”), che gli Stati Uniti celebrano il primo lunedi’ di settembre, segna quest’anno il terzo intervallo di espansione economica piu’ lungo nella storia degli Usa: quasi 100 mesi. Il tasso di disoccupazione e’ ai minimi da 16 anni, e molti datori di lavoro sono alla ricerca di nuovi dipendenti. Dietro questi dati, pero’, si cela una realta’ occupazionale tutt’altro che entusiasmante. Il tasso di partecipazione alla Forza lavoro resta ai minimi da almeno quarant’anni, e i redditi dei lavoratori statunitensi, specie in termini di potere d’acquisto, si confermano stagnanti. La stagnazione dei salari, scrive “Bloomberg”, e’ il culmine di un processo in corso da decenni di cui gli economisti ancora discutono le cause e i possibili rimedi; frattanto, il fenomeno grava in maniera sempre piu’ palese sulla tenuta sociale e politica del paese, a causa del continuo acutizzarsi delle disparita’ economiche e della crisi della classe media statunitense, principale vittima della crisi del 2008 e motore ormai inceppato del cosiddetto “Sogno americano”. Sono queste dinamiche ad aver proiettato alla Casa Bianca, lo scorso anno, il populista Donald Trump; gran parte della sua base di consenso, ricorda “Bloomberg”, e’ costituita dalle vittime dell’alienazione, e in molti casi della disperazione, di quella classe lavoratrice bianca che sino a pochi decenni fa incarnava l’America e i suoi valori, e che oggi e’ invece vittima dell’alienazione e del disinteresse della politica – fatta salva la retorica elettorale – e dell’intellighenzia che orienta il dibattito sociale e culturale del paese. La retorica di Trump, accusa “Bloomberg”, ha alimentato e assecondato le angosce di questa parte del paese, puntando apertamente l’indice “contro i cattivi accordi commerciali, l’immigrazione e le elite di Washington”. E’ significativo, secondo l’agenzia, che una parte dello stesso disagio sociale ed economico si sia tramutato nel sostegno al socialista Bernie Sanders. Secondo “Bloomberg”, e secondo un editoriale dello stesso tenore del “New York Times”, Trump sta facendo pero’ poco o nulla per onorare concretamente le sue promesse alla classe media lavoratrice, cui ah promesso un rilancio dell’industria manifatturiera nazionale, e dunque dell’occupazione ben retribuita. Trump, ricorda “Bloomberg”, ha conquistato le prime pagine convincendo Carrier e altre aziende a non trasferire centinaia di posti di lavoro nel Messico; ma ha mantenuto un prevedibile silenzio all’annuncio, da parte di quell’azienda, di centinaia di licenziamenti presso il suo stabilimento nell’Indiana. “Bloomberg” mette anche in dubbio che l’espulsione di milioni di immigrati irregolari posa davvero giovare ai lavoratori in termini statunitensi: si tratta di una convinzione “messa in dubbio da diversi studi”. Le altre ricette promosse da Trump per recuperare il benessere dei lavoratori statunitensi – dalla rinegoziazione in senso protezionistico degli accordi commerciali alla drastica riduzione della pressione fiscale sulle aziende – ricevono dalla stampa Usa la stessa, prevedibile reazione di scetticismo; e del resto, il presidente fatica a mettere concretamente alla prova le proprie ricette, data la riottosita’ e l’ostilita’ riservata a Trump dal suo stesso partito, che controlla entrambe le camere di un Congresso sostanzialmente paralizzato. L’economista di Harvard Lawrence Katz, interpellato da “Bloomberg”, promuove invece la parte piu’ keynesiana del programma di Trump: il piano per una vasta opera di rinnovo delle infrastrutture statunitensi, che apporterebbe, secondo Katz, benefici di lungo termine in termini di occupazione, produttivita’ e ricambio generazionale della forza lavoro. Peccato pero’ che il piano di rinnovo infrastrutturale sconti la paralisi dell’apparato legislativo, cosi’ come quelli di riforma della sanita’ e del fisco. In assenza di iniziative concrete e di vasta portata, avverte “Bloomberg”, il malessere sociale che grava come una cappa sul paese, e che dallo scorso novembre e’ sfociato in un clima di tensione politica sempre piu’ virulento, non potra’ che aggravarsi, causando una maggior frammentazione sociale e un perdurare della volatilita’ elettorale.

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Spagna, la comunita’ islamica si sfila dalla battaglia sull’indipendenza della Catalogna

04 set 11:06 – (Agenzia Nova) – La Commissione islamica spagnola mette il veto a qualsiasi atto “indipendentista” organizzato nelle moschee della Catalogna. Lo scrive il quotidiano “El Mundo” aggiungendo un nuovo capitolo alla complessa vicenda sul possibile referendum separatista che la regione spagnola di Barcellona vuole celebrare il prossimo 1 ottobre. La decisione della Commissione, organo che rappresenta tutte le comunita’ islamiche nel dialogo con l’amministrazione pubblica spagnola, segue la cancellazione di una giornata sulla “fondazione di un nuovo Stato” che l’Assemblea nazionale catalana (Anc) aveva organizzato a maggio con il centro Al Furkan di Vilanova i la Geltru’, “uno dei luoghi in cui operava l’imam di Ripoll Ebdelbaki Es Satty, leader della cellula” responsabile dell’attentato delle Ramblas, e “uno dei principali focolai di proselitismo islamista radicale”, ricorda la testata. “La politica deve rimanere fuori dalle moschee”, e’ stato il monito che il presidente della Comunita’ Riay Tatary avrebbe inoltrato ai suoi associati. Al tempo stesso “la Commissione islamica ha proibito che i suoi templi religiosi in Catalogna possano ospitare le urne” di una consultazione che le autorita’ di Madrid hanno anticipato essere illegale. L’organizzazione, ricorda il quotidiano, aveva scoperto che nel caso della “consultazione popolare non referendaria” tenuta nel novembre del 2014, “i responsabili di vari centri religiosi catalani hanno offerto ai leader indipendentisti la possibilita’ di trasformare i loro spazi di preghiera in collegi elettorali clandestini”. Peraltro, l’iter che dovrebbe portare a compimento il processo referendario entra questa settimana nel vivo. Mercoledi’ il parlamento regionale dovrebbe approvare la legge scritta per poter celebrare la consultazione e, avverte il quotidiano “El Pais”, al primo ostacolo, gli indipendentisti sono pronti a scendere in strada. E se il Tribunale costituzionale, che riprende i lavori proprio mercoledi’, non ha annunciato nessuna azione specifica, il governo – scrive “La Vanguardia” – studia le contromosse: per l’esecutivo “una delle maggiori preoccupazioni” e’ quella che “le istituzione della Catalogna e della sua autonomia non siano danneggiate dalle misure che stanno prendendo ‘alcuni dei suoi responsabili politici’. E per questo l’intenzione del governo di Mariano Rajoy e’ ‘di agire contro le persone e non contro le istituzioni’”.

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Regno Unito, un miliardo di sterline all’anno per restare nei programmi di ricerca dell’Ue

04 set 11:06 – (Agenzia Nova) – Il governo del Regno Unito, riferisce il quotidiano britannico “The Times”, dovrebbe rendere nota mercoledi’ un’offerta di un miliardo di sterline all’anno per continuare a partecipare ai programmi scientifici e di ricerca dell’Unione Europea, dopo che il segretario per la Brexit, David Davis, in un’intervista televisiva al programma della Bbc “The Andrew Marr Show”, ha respinto come “assurda” la notizia riportata dal domenicale “The Sunday Times” riguardante la disponibilita’ a pagare fino a cinquanta miliardi di sterline per il divorzio dall’Ue (da sette a 17 miliardi all’anno per tre anni dopo l’uscita) con l’obiettivo di far iniziare a ottobre le trattative sull’accordo commerciale. Il dipartimento guidato da Davis dovrebbe specificare i programmi e le agenzie nei quali la Gran Bretagna e’ interessata a rimanere: per restare nel programma per la ricerca e l’innovazione Horizon 2020, ad esempio, Londra dovrebbe contribuire con almeno 1,3 miliardi di euro, la somma che gli istituti nazionali ricevono ogni anno; la permanenza nei programmi Galileo (navigazione satellitare) e Copernico (osservazione terrestre) potrebbe costare tra 50 e 150 milioni di euro all’anno. Il capo negoziatore della Commissione europea, Michel Barnier, parlando al Forum Ambrosetti di Cernobbio (Como), ha dichiarato che la Brexit sara’ un “processo educativo” per il popolo britannico, al quale non sono state spiegate adeguatamente le conseguenze “estremamente gravi” dell’uscita dal mercato unico; al tempo stesso, la Brexit e’ un’opportunita’ per dimostrare all’Europa continentale i vantaggi della cooperazione. Sul costo del divorzio, Davis ha detto che Bruxelles sta cercando di mettere pressione a Londra “giocando il tempo contro i soldi” e che “non c’e’ una base giuridica obbligatoria” per il pagamento: “Siamo un paese che rispetta i suoi obblighi internazionali, ma devono esserci” e con l’Ue “possono non essere legali, ma morali e politici”.

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Regno Unito, il governo invoca la lealta’ dei conservatori sul disegno di legge sulla Brexit

04 set 11:06 – (Agenzia Nova) – La premier del Regno Unito, Theresa May, riferisce il “Financial Times”, affrontera’ una prova importante questa settimana, quando la Camera dei Comuni, dopo la pausa estiva, esaminera’ il cosiddetto “Great repeal bill”, il disegno di legge volto ad abrogare la norma che ha introdotto il diritto comunitario nell’ordinamento nazionale: la cornice normativa della Brexit. In un articolo pubblicato sul settimanale “The Sunday Telegraph”, Damian Green, primo segretario di Stato, di fatto il vice di Theresa May, ha esortato i deputati conservatori a sostenere il disegno di legge e a non fare niente che possa accrescere la possibilita’ di un governo guidato da Jeremy Corbyn, leader del Labour, principale partito di opposizione. Diversi esponenti Tory hanno reagito negativamente al tentativo di limitare i dissensi con la minaccia di una crisi; per l’europeista Anna Soubry, ad esempio, e’ “oltraggioso” che chi vuole una Brexit “morbida” sia bollato come un fiancheggiatore di Corbyn. Dopo le elezioni anticipate di giugno, l’esecutivo puo’ contare su una maggioranza di tredici seggi, compresi quelli del Partito unionista democratico (Dup) dell’Irlanda del Nord, col quale c’e’ un accordo per un sostegno esterno. Cio’ vuol dire che una rivolta all’interno dei conservatori potrebbe provocare una sconfitta, anche se, di contro, c’e’ da aspettarsi che alcuni laboristi eletti in collegi pro Brexit votino il testo. Sul futuro della leadership di May, in vista del congresso d’autunno, ci sono dubbi. La premier ha dichiarato che intende restare al potere “per un lungo periodo” e guidare la campagna per le prossime elezioni, nel 2022. Finora i sostenitori di candidati alternativi, come il segretario per l’Uscita dall’Unione Europea, David Davis, non sono riusciti a innescare un processo per estrometterla: secondo lo statuto del partito, infatti, serve un voto di sfiducia del quindici per cento dei parlamentari.

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Migrazioni, “Spiegel”: voltarsi e’ un atto di colpevolezza

04 set 11:06 – (Agenzia Nova) – La rotta migratoria balcanica, la cui chiusura nel 2015 e’ ancora argomento tabu’ per il cancelliere tedesco Angela Merkel, gode nondimeno del sostegno di Berlino, e il patto con il governo del presidente turco Recep Tayyip Erdogan per bloccare i flussi attraverso l’Ego regge a dispetto del grave raffreddamento delle relazioni diplomatiche tra i due paesi. La Turchia rimane per Berlino un “Paese terzo sicuro”. Nelle intenzioni della Germania e dell’Ue, scrive il settimanale tedesco “Der Spiegel”, lo stesso accadra’ con la Libia. L’Italia ha convenuto misure di sostegno e affiancamento della Guardia costiera di quel paese nordafricano, e limitato le operazioni delle Ong che per mesi hanno incrociato in prossimita’ e all’interno delle acque territoriali della Libia per soccorrere i migranti. L’Ue, scrive lo “Spiegel”, si e’ risolta dunque a delegare alla Libia il contrasto ai massicci flussi migratori attraverso il Mediterraneo centrale, superando le esitazioni dovute alle violazioni dei diritti umani dei migranti in quel paese politicamente frammentato. Il rispetto del diritto umanitario internazionale e’ passato insomma in secondo piano, accusa il settimanale, cosi’ come accaduto con “i respingimenti violenti e collettivi praticati dall’Ungheria, dalla Croazia, dalla Bulgaria e dalla Macedonia” nell’area balcanica. Il presidente francese Emmanuel Macron, con il sostegno del cancelliere tedesco, sostiene l’apertura di “hot spot” per la presentazione delle domande di asilo nell’Africa del Nord e Centrale; un progetto che pero’ deve fare i conti con l’instabilita’ e la violenza di quelle regioni. La Grecia, e ora soprattutto l’Italia, restano esposte alla crisi, di fronte a una Unione europea che “non sembra essere ne’ solidale ne’ democratica”, scrive lo “Spiegel”, che punta l’indice contro le “democrazie anti-liberali” di Polonia e Ungheria. Il settimanale invia un avvertimento all’Unione, e in particolare ai paesi dell’Europa Orientale che restano categoricamente contrari a qualunque ipotesi di gestione “solidale” della crisi: ignorare le basi del diritto umanitario rischia di “minare la coesione democratica” dell’Ue e di farla “implodere”, con il definitivo tramonto di quei cosiddetti “valori europei” cui “nessuno pare piu’ credere, ne’ all’interno ne’ all’esterno dell’Unione”.

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Germania, duello televisivo tra i candidati alla Cancelleria tedesca

04 set 11:06 – (Agenzia Nova) – Il dibattito televisivo fra i candidati alla Cancelleria tedesca Angela Merkel per l’Unione cristiano democratica (Cdu) e Martin Schulz per i socialdemocratici (Spd) e’ durato 97 minuti, ed ha messo in evidenza poche sfumature differenti nel trattare gli argomenti sollecitati dai quattro giornalisti che hanno moderato il confronto. In particolare, sulla politica dei rifugiati Schulz ha accusato il cancelliere in carica di non aver coinvolto nel 2015 i partner europei nella decisione di accoglienza dei profughi bloccati alla frontiera dall’Ungheria; un’accusa respinta da Merkel, che ha replicato: “Allora avevamo a che fare con una situazione molto tragica”, ribadendo che ci sono momenti in cui un cancelliere si trova a dover assumere decisioni in maniera tempestiva. Sulla questione dei rimpatri forzati, entrambi i candidati hanno concordato che ogni singolo caso va esaminato individualmente. Schulz ha pero’ criticato l’Ufficio federale per l’immigrazione e i rifugiati (Bamf) per il lavoro svolto troppo lentamente, mentre il cancelliere in carica ha replicato che i tempi di elaborazione delle domande di asilo e’ sceso a soli due mesi. Riguardo la Turchia, Schulz ha promesso che, qualora fosse eletto cancelliere, adotterebbe una linea piu’ dura di quella finora adottata dal governo tedesco, in particolare suggerendo al Consiglio europeo di rifiutare la domanda di adesione della Turchia all’Unione europea. Piu’ cauta in merito la posizione di Merkel, che pero’ ha sottolineato di aver concordato con il ministro degli Esteri Sigmar Gabriel (Spd) la ricerca di una posizione comune al riguardo con gli altri partner europei. Schulz si e’ espresso in favore di una legge sull’immigrazione finanziata dall’Unione europea, con l’obiettivo di regolare in maniera piu’ efficace i flussi di migranti e i rifugiati nell’Ue, mentre Merkel ha sostenuto la necessita’ di una legge speciale sull’immigrazione che adegui gli ingressi di cittadini stranieri alle esigenze e ai requisiti della Repubblica federale. Schulz si e’ dichiarato contrario all’intenzione di introdurre i pedaggi autostradali richiesti dal partito gemello della Cdu in Baviera, la Csu, intenzione al contrario ribadita dal Cancelliere. Il segretario dell’Spd ha riproposto l’idea di alleggerire la tassazione per le famiglie di 4 persone con un reddito medio lordo di 3.500 euro mensili di circa 200/250 euro al mese, oltre a reintrodurre la parita’ tra lavoratori e datori di lavoro nei contributi previdenziali. Il candidato e’ inoltre favorevole a un bonus bebe’ di 150 euro. Merkel ha genericamente ribadito la necessita’ di un alleggerimento fiscale di 15 miliardi di euro nella prossima legislatura, senza specificare pero’ i potenziali beneficiari. In merito allo scandalo del dieselgate, il cancelliere ha sottolineato l’importanza di tutelare circa 800 mila posti di lavoro nell’industria automobilistica tedesca tramite la produzione di vetture a diesel; una linea appoggiata anche da Schulz. La candidata della Cdu si e’ detta contraria ad un innalzamento dell’eta’ pensionabile a 70 anni, commentando che gia’ 67 anni sono una “sfida” per molte persone. Schulz in merito si e’ detto contento che la sua avversaria sia giunta su posizioni analoghe a quelle socialdemocratiche. Entrambi i candidati si sono detti contrari ai mondiali di calcio in Qatar, e rifiutano il lavoro di vigilanza dell’ex cancelliere Gerhard Schroeder presso Rosneft. In merito al presidente Usa Donald Trump, il leader socialdemocratico si e’ detto poco fiducioso in merito alla capacita’ della casa bianca di porre rimedio efficacemente alla crisi nella Penisola coreana. Piu’ possibilista si e’ detta Merkel, che auspica tuttavia una soluzione pacifica con il contributo politico dell’Europa.

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Stagione turistica record per l’Italia, che puo’ fare ancora meglio

04 set 11:06 – (Agenzia Nova) – Se il rientro dalle vacanze coincide con il lancio di nuovi programmi, e’ anche il momento di fare un primo bilancio per il settore turistico: lo scrive il quotidiano economico francese “Les Echos” che dedica titolo e testo della rubrica di prima pagina “Succede in Europa” al vero e proprio boom turistico registrato dall’Italia in questa estate 2017. I dati sono ancora provvisori e la stagione estiva non e’ ancora completamente terminata, ma le previsioni indicano una crescita del 2,2 per cento rispetto all’anno precedente e un volume d’affari complessivo, per i quattro mesi da giugno a settembre, che dovrebbe raggiungere il record dei 22 miliardi di euro: le associazioni professionali del settore, Federturismo e Federalberghi, contano di registrare oltre 48 milioni di arrivi e piu’ di 208 milioni di presenze; poco piu’ del 40 per cento dei turisti sono italiani, il rimanente stranieri con in testa tedeschi, francesi, inglesi e statunitensi. Il corrispondente da Roma del giornale francese, Olivier Tosseri, spiega come la Penisola stia approfittando delle tensioni geopolitiche nel bacino del Mediterraneo e dell’ondata di attentati che finora l’ha risparmiata e ha invece colpito i paesi vicini, Francia e Spagna, suoi principali rivali nel turismo. L’Italia cosi’ puo’ vantarsi di essere quest’anno il secondo paese piu’ visitato in Europa, davanti ai cugini francesi e dietro solo alla Penisola iberica: un netto miglioramento rispetto agli anni precedenti, scrive “Les Echos”. Ma il Bel Paese puo’ fare ancora meglio, afferma Tosseri citando gli obbiettivi prefissi dal piano strategico 2017-2023 per il turismo con cui il governo italiano punta a sfruttare ulteriormente un settore che, nonostante le sue indubitabili bellezze, vede l’Italia soltanto settima nella classifica mondiale delle entrate generate; e cio’ a causa di un patrimonio non ancora completamente valorizzato, delle sue infrastrutture poco numerose o desuete, soprattutto nel Meridione pur ricchissimo di siti siti turistici, di una tassazione che deve essere adeguata a quella dei paesi vicini e concorrenti e dell’ormai indispensabile accelerazione dell’informatizzazione dei servizi. Secondo uno studio di Confindustria, si tratta di sfruttare potenzialita’ che potrebbero generare entrate per altri 15 miliardi di euro; e le ricadute andrebbero ben aldila’ dell’industria delle vacanze: “Vivendo pienamente l’esperienza del bello e del ben fatto italiano, i turisti si trasformerebbero in ambasciatori del Made in Italy nel mondo”.

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Finestra sul mondo: Cantieri Stx France, l’Italia “ottimista” ma sempre inflessibile

04 set 11:06 – (Agenzia Nova) – Tra la Francia e l’Italia il dossier dei cantieri Stx di Sain Mazaire e’ un argomento spinoso: lo scrive il quotidiano francese “Le Figaro” riferendo come tra le posizioni dei due paesi sembrino ancora molto lontane nonostante il fatto che una soluzione alla questione debba essere trovata entro il 27 settembre prossimo. L’altroieri sabato scorso 2 settembre al Forum Ambrosetti il ministro dell’Economia francese, Bruno Le Maire, si era detto fiducioso sulla possibilita’ di un accordo con Roma; ma ieri domenica il ministro delle Finanze italiano, Pier Carlo Padoan, ha raffreddato le speranze francesi indicando che il suo paese “non ha cambiato idea” e continua a reclamare i 51 per cento dei cantieri navali Stx France, pur dicendosi “ottimista” su un possibile accordo con Parigi. I due ministri si incontreranno a Roma l’11 settembre prossimo per cercare una soluzione che sia favorevole ad entrambi i paesi: “Vedremo cosa ci dira’ Bruno Le Maire, con il quale del resto abbiamo eccellenti rapporti” ha detto Padoan in un’intervista alla rete tv “Rai 3”. “Il governo francese ha deciso di nazionalizzare i cantieri navali, staremo a vedere come ora intenda trovare una diversa soluzione”, ha aggiunto Padoan che ha poi spiegato: “Dobbiamo verificare se ci siano proposte piu’ accettabili di quelle avanzate fino ad ora”. Secondo Emma Marcegaglia, la presidente dell’associazione di industriali europei Business Europa che ha incontrato il ministro francese Bruno Le Maire, il governo di Parigi “sta mettendo a punto la proposta che sara’ presentata a Padoan l’11 settembre: Le Maire ci ha detto che ci sara’ qualcosa sul settore militare. L’impressione”, ha detto la Marcegaglia, “e’ che si trattera’ di un’offerta migliorata; ma non so se sara’ sufficiente”, ha concluso. La manager ha riferito di “aver messo in evidenza” nell’incontro con Bruno Le Maire che la questione Fincantieri rischia di rovinare le importanti relazioni tra Francia ed Italia: “Abbiamo sottolineato”, ha detto, “che gli accordi devono essere rispettati e che il cambio di rotta francese non ha alcun senso; se in passato non c’e’ stato nessun problema”, quando la maggioranza del capitale dei cantieri di Sain Nazaire e’ stata acquisita dai sud-coreani di Stx, non si capisce perche’ “sorga un problema ora che si tratta degli italiani”.

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