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Banda contro banda. Open Fiber guarda alla Borsa, Tim attende il verdetto Golden Power

“Banda contro banda”. Da una parte c’è quella ultralarga con cui Open Fiber ha iniziato a cablare il Paese e dall’altra quella con cui anche Tim lavora per portare l’ultravelocità della fibra a tutti i possibili clienti. In mezzo, tra le due società, c’è un botta e risposta quotidiano nato anche dall’ipotesi dello scorporo della rete Telecom e dalla nascita di una ‘società delle reti’ e quindi di una ventilata fusione Tim-Open Fiber. Ma nei fatti smentita dai diretti interessati.

“Collaborazione o competizione con Open Fiber? Ha senso avere due reti a banda ultralarga in Italia?”. Il 3 settembre il Corriere della Sera ha rivolto questa domanda al vicepresidente di Tim, Giuseppe Recchi.Noi investiamo i nostri capitali e puntiamo a offrire la migliore connessione possibile e i migliori servizi a tutti i possibili clienti. Siamo abituati a giocarcela con la concorrenza, l’importante è che le regole siano uguali per tutti”, ha risposto Recchi, che poi ha aggiunto: “Investiamo 4 miliardi all’anno. Nell’ultimo anno siamo avanzati al ritmo di 400.000 case al mese e abbiamo raggiunto il 70% di copertura del Paese, una prestazione colossale”.

Ha voluto rispondere con numeri importanti anche Tommaso Pompei, l’ad di Open Fiber, la società prescelta dal Governo deputata a cablare il territorio nazionale con la fibra FTTH (Fiber To The Home), da offrire poi agli operatori che ne fanno richiesta in alternativa a quella di Telecom e di Fastweb. “I lavori di cablatura vanno avanti e sono state raggiunte 2 milioni di case nelle aree A e B del Paese, ossia quelle più ambite e remunerative per gli operatori”, ha dichiarato Pompei a margine del Forum Ambrosetti a Cernobbio, la stessa location in cui anche Recchi ha parlato del ‘cablaggio’ dell’Italia in fibra ottica.

Ieri, 4 settembre, il braccio di ferro mediatico tra Tim e Open Fiber è continuato. Tommaso Pompei, all’agenzia Mf-Downjones, ha annunciato lo sbarco in Borsa della controllata di Enel (50%) e da Cassa Depositi e Prestiti (50%): “Se c’è una matricola destinata alla quotazione quella è Open Fiber. Escluso che ciò avvenga nel 2018, ma credo che verso la fine del 2019 la società avrà le dimensioni tali per poter pensare alla Borsa (Ftse Mib)”, ha detto Pompei, che poi ha precisato: “la decisione spetterà agli azionisti”. 

 

Prossimi obiettivi e countdown per Tim per decisione su Golden Power

 

Quali sono i prossimi obiettivi per le due società? Tommaso Pompei ha tracciato la tabella di marcia per Open Fiber: “Fra le grandi città in cui è presenta la nostra fibra, al momento la commercializzazione del servizio – da parte degli operatori con cui sono stati stretti accordi (tra cui Vodafone, Wind Tre e Tiscali) – deve ancora partire a Firenze”. Questo progetto si aggiunge all’accordo con Acea per cablare la Capitale. Infine Open Fiber punta a cablare circa 7mila comuni italiani presenti nelle aree C e D (quelle a fallimento di mercato) in cui la società ha vinto le due gare Infratel per la costruzione di una rete pubblica da fornire in concessione ventennale al vincitore.

 

Anche Tim accelera con la banda ultralarga fissa e mobile Con gli investimenti previsti per il triennio 2017-2019, pari a circa 11 miliardi di euro in Italia, di cui circa 5 miliardi dedicati all’innovazione della rete, l’azienda ha raggiunto in fibra oltre 16 milioni di unità abitative in circa 1.900 comuni, di cui 1.300 dove è stata già raddoppiata la velocità fino 200 Mbps, e 70 con FTTH.

 

Al tempo stesso l’azienda attende anche la decisione sul Golden Power, infatti a metà settembre sarà il premier Paolo Gentiloni a decidere se esercitare o meno il Golden Power nei confronti di Tim a seguito della nuova governance. Decisivo sarà l’esito dell’istruttoria che sta portando avanti il gruppo di coordinamento all’interno della presidenza del Consiglio per valutare la sussistenza di obblighi di notifica e, più in generale, l’esercizio di poteri speciali sugli assetti societari dell’operatore Tlc. La norma Golden Power consente al Governo italiano di esercitare nei confronti dei colossi Tlc i poteri speciali che consentono di blindare una società qualora sia in pericolo l’interesse nazionale. Per questo la rete Telecom, insieme a Sparkle, sono sotto i riflettori.

“Il fatto che il governo voglia verificare le condizioni per il golden power non significa che non ci sia dialogo. Anzi, il governo è molto attento e consapevole che un Paese è forte se le sue aziende sono forti… e dico che Vivendi è una grande opportunità”, ha concluso Recchi in attesa del verdetto di Palazzo Chigi.

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