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Agcom, in arrivo le sanzioni alle telco per fatturazione a 28 giorni

In attesa di verificare se l’abolizione della fatturazione a 28 giorni sarà davvero introdotta nella prossima legge di bilancio, Agcom (relatore il commissario Francesco Posteraro) ha deciso di avviare un procedimento sanzionatorio nei confronti di Tim, Wind Tre, Vodafone e Fastweb per il mancato rispetto della cadenza mensile delle fatturazioni e dei rinnovi delle offerte di comunicazioni elettroniche. Lo rende noto oggi l’Autorità, precisando che le sanzioni sono pronte a scattare “per garantire la massima trasparenza e confrontabilità dei prezzi vigenti, nonché il controllo dei consumi e della spesa garantendo un’unità standard (mese) del periodo di riferimento delle rate sottostanti a contratti in abbonamento” dei clienti.

La decisone di passare alle vie di fatto da parte dell’Autorità arriva per il mancato adeguamento degli operatori alla delibera dello scorso marzo (121/17/CONS), con cui l’Autorità aveva concesso 90 giorni di tempo alle telco (termini scaduti il 24 giugno) per rivedere i tempi di fatturazione su base mensile per la telefonia fissa e le offerte convergenti Dsl, fibra e voce (fisso e mobile).

Per quanto riguarda il mobile, invece, la delibera stabilisce che il periodo minimo di fatturazione non può essere inferiore a 28 giorni e c’è l’obbligo per gli operatori di avvertire i clienti via Sms dell’avvenuto rinnovo dell’offerta.

Quanto al credito residuo, l’Authority ha deciso che gli utenti debbano conoscere gratuitamente il proprio credito con un sms o tramite una pagina web o app dedicate.

La decisione di Agcom era arrivata dopo l’annuncio di TIM di passare alla fatturazione ogni 28 giorni per i suoi clienti fissi dal primo aprile, un provvedimento che secondo stime porterebbe ad un incremento dell’8,6% annuo per gli abbonati aggiungendo di fatto una “tredicesima” mensilità al conto annuo.

Nella nota odierna, Agcom ha aggiunto infine che “sta valutando l’adozione di ulteriori iniziative, anche per evitare che le condotte dei principali operatori di telecomunicazioni possano causare un effetto di “trascinamento” verso altri settori, caratterizzati dalle stesse modalità di fruizione dei servizi”. Fra le righe il riferimento a Sky, che quest’estate ha annunciato il passaggio imminente alla fatturazione a 28 giorni diffondendo così la pratica nel mercato contiguo della pay tv.

Gli operatori, dopo la delibera di marzo, avevano depositato un ricorso al Tar, sostenendo che l’intervento di Agcom è un’infondata invasione di campo nel loro rapporto con i clienti. “Agcom non ha il potere di disciplinare il contenuto dei rapporti contrattuali fra operatori telefonici e clienti, quale ad esempio la durata di rinnovo e dei cicli di fatturazione, ma può soltanto intervenire a tutela della clientela in materia di trasparenza informativa”. “Sul tema è intervenuto di recente anche il Tar del Lazio ribadendo la piena legittimità da parte degli operatori di introdurre modifiche unilaterali al contratto, fatto salvo il diritto di recesso del cliente in caso di mancata accettazione delle modifiche stesse”, si legge nella nota di Asstel diramata a marzo scorso. Secondo gli operatori, la trasparenza è garantita visto che i clienti hanno il diritto di recedere dall’offerta di fatturazione a 28 giorni entro 30 giorni dalla notifica.

“Ci troviamo di fronte a un caso clamoroso: un’autorità, che dovrebbe avere come missione il funzionamento del libero mercato, cerca di riportare il settore, che in Italia già vede prezzi fra i più bassi in Europa, ai tempi delle tariffe – ha commentato il presidente di Asstel Dina Ravera – Tuteleremo i diritti dei nostri associati nelle sedi più opportune – aggiunge Ravera- con l’obiettivo di ripristinare il diritto degli operatori al libero esercizio dell’attività di impresa”.

Ma a quanto pare l’Agcom non intende aspettare.

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