Facebook a rischio privacy nella Ue. Oggi l’avvocato generale della Corte di Giustizia europea Yves Bot ha espresso la sua opinione sul trattamento dati del social media, sostenendo che i Garanti nazionali dei 28 stati membri dell’Unione dovrebbero avere il potere di prendere provvedimenti diretti nei confronti del social network, nel caso di trattamenti di dati personali giudicati sospetti per i diritti alla riservatezza dei cittadini.
Lo scrive Bloomberg, ricordando che in base alle regole vigenti i casi sulla privacy dei cittadini Ue che coinvolgono Facebook vengono trattati esclusivamente dal Garante irlandese, visto che la sede legale di Facebook in Europa si trova a Dublino.
Dopo l’entrata in vigore a ottobre della cosiddetta legge-Facebook in Germania contro l’hate speech, secondo cui i social network con più di 2 milioni di iscritti devono cancellare offese e contenuti diffamatori entro 24 ore dalla segnalazione, pena il rischio di una multa salatissima (fino a 50 milioni), sembra che l’onda lunga di regolatori e governi si stia ampliando in Europa. In altre parole, la competenza unica del Garante Privacy irlandese sul trattamento dati di Facebook potrebbe avere i giorni contati.
Tanto più che il caso tedesco è soltanto uno dei tanti che vede contrapposto Facebook alle diverse Autorità regolatorie della Ue. Nelle scorse settimane il Garante Privacy belga ha dichiarato ad una corte che Facebook è impegnata in un “inaudito monitoraggio” delle abitudini di navigazione di milioni di persone. La sentenza della Corte di Giustizia in Lussemburgo, attesa da 4 a 6 mesi dopo l’opinione espressa dall’avvocato generale, sarà vincolante e diventerà legge nella Ue.
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