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Tim, pronto il ricorso contro il golden power

Tim ha deciso di fare ricorso al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella contro l’esercizio del golden power da parte del governo, il decreto che impone un controllo diretto del Governo sugli asset strategici dell’azienda (Sparkle e Telsy) e sulla rete. Lo scrive l’Ansa, secondo cui la decisione è stata assunta nel corso di un breve cda svoltosi ieri mattina, durante il quale peraltro il vicepresidente di Tim, Giuseppe Recchi, che detiene le deleghe sulla sicurezza e sugli asset sensibili (Sparkle e Telsy) ha comunicato la sua indisponibilità a mantenere le deleghe operative per nuovi impegni professionali. Secondo la Reuters, Recchi sarebbe in procinto di assumere un ruolo operativo all’interno di un private equity internazionale, pur mantenendo il posto in Cda.

La notizia dell’uscita di Recchi arriva in un momento alquanto delicato per Tim, che nei giorni scorsi ha già spento le voci di una possibile uscita di scena dell’amministratore delegato Amos Genish, dopo appena tre mesi, per dissidi con Vivendi prontamente smentiti anche dal presidente di Tim e amministratore delegato di Vivendi Arnaud De Puyfontaine.

Per quanto riguarda Recchi, una fonte ha detto alla Reuters che la supervisione attualmente delegata a Recchi sulla sicurezza e gli asset strategici verrà messa al servizio della nuova governance che il gruppo e il governo stanno discutendo dopo il decreto sul golden power.

Altre voci parlando invece di frizioni fra Recchi e il primo azionista Vivendi.

Tim e Vivendi per ora non hanno commentato.

Tim avrebbe comunque pronto il ricorso contro il golden power al presidente della Repubblica, su cui si pronuncerà il Consiglio di Stato. I termini per il deposito del ricorso scadono oggi. Il decreto sul golden power dà al Governo poteri speciali sulle società ritenute strategiche e per la prima volta nel nostro paese è stato applicato agli asset strategici di Tim vista la presenza del primo azionista francese Vivendi che detiene il 23,9% dell’azienda.

Non è chiaro se il ricorso contro il golden power sarà depositato anche da Vivendi.

Tim ha avanzato proposte su come implementare il decreto, scattato a causa del “controllo di fatto”, secondo la Consob, da parte di Vivendi, ed è in attesa di una risposta.

Secondo il Corriere della Sera e il Sole 24 Ore le deleghe di Recchi sulla sicurezza, che secondo il decreto golden power devono restare in mano ad un cittadino italiano, potrebbero passare a Franco Bernabè, ex amministratore delegato di Tim e membro indipendente del Cda.

Quel che è certo è che il prossimo 6 marzo è fissato il Cda di Tim per la presentazione del piano industriale da parte dell’amministratore delegato Amos Genish, dopo che non più tardi del 18 gennaio l’azienda ha presentato ai sindacati un piano di esuberi che prevede l’uscita di 7.500 dipendenti e la ricollocazione interna di 3.500 dipendenti a fronte di 2.000 nuove assunzioni. Un piano di ristrutturazione su cui i sindacati non vogliono accettare scadenze temporali.

Nel frattempo, Tim sta rivedendo i termini per la costituzione della joint venture annunciata con Canal+, la pay tv di Vivendi, che dovrà passare al vaglio degli indipendenti per ottenere il placet.

Sul fronte della disputa con Mediaset per la mancata acquisizione di Premium prosegue la trattativa, in vista dell’udienza in tribunale fissata il 27 febbraio.

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