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Formazione/Finanziamenti

Legge di Stabilità 2015: metà TFR in busta paga

Metà del TFR in busta paga per i prossimi 3 anni, è la misura allo studio del Governo per la Legge di Stabilità 2015: ecco cosa cambia per le PMI

La Legge di Stabilità 2015 introdurrà alcune novità in tema di Trattamento di Fine Rapporto (TFR): nelle buste paga dei dipendenti verrà versata annualmente metà della liquidazione, per un periodo variabile da 1 a 3 anni. Si tratta di una misura attualmente allo studio del Governo che ha come obiettivo quello di aiutare i lavoratori in questo momento di difficile congiuntura economica e di conseguenza sostenere le attività produttive rilanciando i consumi in Italia, in più lo Stato potrebbe recuperare maggiori risorse con l’aumento degli incassi dell’IVA.

Un’iniziativa che prosegue la linea definita dall’ esecutivo di Renzi con la stabilizzazione del bonus di 80 euro in busta paga e la riduzione dell’IRAP. Scettico però il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi:

«Bisogna vedere quale drenaggio in termini di liquidità verrà fuori sulle imprese».

TFR in busta paga

La Legge di Stabilità 2015, lo ricordiamo, dovrebbe essere varata entro il prossimo10 ottobre. Se la misura venisse confermata, invece di aspettare il termine del rapporto di lavoro i dipendenti vedrebbero accreditata insieme allo stipendio anche una quota, pari al 50%, del TFR maturato e accantonato mensilmente dal datore di lavoro, l’altra metà rimarrebbe a disposizione delle imprese. Le somme potrebbero essere erogate in un’unica soluzione annuale e questo per almeno un anno, ma più probabilmente la misura verrà attuata per due o tre anni.

TFR

Il TFR vale ogni anno, considerando tutti i lavoratori dipendenti, tra i 25 e i 26 miliardi di euro. L’ammontare del TFR è pari alla retribuzione annuale divisa per il coefficiente 13,5, in pratica ogni anno il datore di lavoro accantona circa un mese di retribuzione.

La normativa attuale prevede che i lavoratori passano chiedere un’anticipazione della liquidazione fino al 70% del TFR maturato, una sola volta nell’arco del rapporto di lavoro e non prima che siano passati 8 anni di servizio presso lo stesso datore di lavoro. A meno che non venga richiesta l’anticipazione del TFR, la liquidazione viene pagata al dipendente nel momento in cui termina il rapporto di lavoro in un’unica soluzione, la somma sarà pari al 6,91% della retribuzione maturata nel periodo.

=> Calcolo TFR: accantonamento e anticipi, la guida

La somma accantonata nel TFR viene rivalutata (esclusa la quota maturata nell’anno) sulla base di un tasso costituito dall’1,5% in misura fissa più il 75% dell’aumento dell’indice Istat dei prezzi al consumo rilevato a dicembre dell’anno precedente. Con la nuova norma, che ricordiamo dovrebbe essere solo temporanea, il lavoratore potrebbe scegliere di avere subito una quota del TFR a disposizione per le proprie spese.

Cosa cambia per le imprese

La legge prevede che il lavoratore possa scegliere di mantenere il TFR in azienda, ovvero come liquidazione da incassare alla fine del rapporto di lavoro, oppure utilizzarlo per costruire una pensione integrativa. Nel caso in cui venga lasciato in azienda, il TFR viene gestito interamente dal datore di lavoro se impiega meno di 50 dipendenti, altrimenti il TFR viene versato al fondo tesoreria costituito presso l’INPS. Dunque per le imprese più piccole, quelle con meno di 50 dipendenti, la misura che potrebbe essere contenuta nella Legge di Stabilità 2015 cambierebbe le cose togliendo loro una preziosa fonte di finanziamento. Proprio per questo Giorgio Squinzi ha manifestato le proprie perplessità:

«Resta da sciogliere il nodo delle compensazioni alle aziende».

Fonte: pmi.it

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