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News e comunicazioni

Genetica, Crispr diventa un’arma di precisione contro il Dna malato

Scoperta rivoluzionaria sull’editing genetico basato sulla tecnica Crispr-Cas9, il taglia-incolla del Dna

Dopo essere arrivata a correggere anche un singolo errore nel codice genetico riscrivendo le singole lettere del Dna, la tecnica Crispr-Cas9, grazie a uno studio del Cibio dell’Università di Trento, è diventata un’arma di precisione pressoché assoluta, in grado di sparare un solo proiettile e uccidere il Dna malato.

Dall’editing genetico al base editing

La tecnica, grazie a un enzima chiamato Cas9, taglia e incolla la sequenza genetica di un nemico, per esempio un virus, e lo trasferisce nel proprio Dna, proteggendo da eventuali attacchi. In modo analogo è possibile modificare la sequenza genetica per correggere alcune mutazioni genetiche e il passaggio dall’editing genetico al “base editing” è avvenuto in soli cinque anni. Si tratta di un procedimento più efficiente e sicuro, come dimostrano i risultati di due studi differenti appena pubblicati su Nature e Science, che aprono a nuove possibilità di cura per alcune patologie come anemia falciforme e fibrosi cistica. Negli Stati Uniti, grazie alla tecnica del taglia-incolla, un’équipe di ricercatori della Oregon Health and Science University ha aperto la strada alla possibilità di correggere i difetti genetici legati allo sviluppo di malattie innate. 

Oggi lo studio del team di ricercatori guidato da Anna Cereseto, del Cibio-Center for integrative biology di Trento, ha fatto un passo avanti significativo nell’evoluzione di questa tecnica, arrivando al “correttore perfetto” per il Dna mutato.

Un enzima di affidabilità assoluta

I ricercatori ritengono che questo porterà il genome editing a poter correggere le alterazioni presenti in malattie genetiche e tumori. «Abbiamo messo a punto un metodo sperimentale attraverso cui otteniamo una molecola, evoCas9, davvero precisa nel cambiare il Dna». Si tratta di «un enzima di affidabilità assoluta, che effettua il cambiamento soltanto nel punto stabilito», aggiunge Cereseto.

L’idea di far “evolvere” l’enzimaCas9 non in cellule batteriche (si usano di solito due comuni batteri lo Staphylococcus aureus e lo Streptococcus pyogenes) bensì nei lieviti, potrebbe superare la possibilità che il nostro sistema immunitario abbia sviluppato anticorpi contro queste proteine batteriche.

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